Budapest in fiamme: il premier mente

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Budapest

E’ bastata una sola intercettazione telefonica nella quale il primo ministro ungherese Ferenc Gyurcsany ammetteva di aver mentito in merito a ciò che la sua legislazione precedente aveva fatto. per creare un inferno tra le vie di Budapest. La gente in collera è scesa in piazza e sta tenendo a ferro e fuoco la città. Vetrine distrutte, bandiere bruciate, auto in fiamme: questo lo scenario che si presenta a Budapest all’indomani della rivelazione degli affari loschi del presidente. E’ stata “la notte più lunga e scura”: così il premier ha definito la devastazione della capitale ungherese.

A scatenare la guerriglia urbana sono stati i manifestanti di estrema destra capeggiati dal gruppo “64 province” e spalleggiati da alcuni hooligans di squadre locali, che non attendevano altro per poter menar un po’ le mani. Tutta colpa di quella intercettazione telefonica mandata in onda da una radio ungherese. L’audio riproponeva una conversazione avvenuta a fine maggio, dopo le elezioni, in cui il premier in cui ammetteva che “il governo non ha fatto nulla nella legislatura precedente e di aver mentito per un anno e mezzo o due sulle reali condizioni del Paese” pur di permettere al piano di austerità di passare. Gyurcsany ha ammesso che l’audio è autentico.

“Abbiamo mentito prima delle elezioni, è chiaro che tutto quello che abbiamo detto non era vero, non c’è un solo provvedimento significativo del governo di cui possiamo essere orgogliosi, oltre al fatto che siamo rimasti al potere”. Intanto la destra ha chiesto le immediate dimissioni per un premier che ha mentito al suo popolo. Almeno ha ammesso le sue colpe e non si è nascosto dietro un dito.

Mer 20/09/2006 da Patrizia Chimera

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