Antonio Di Pietro: Silvio Berlusconi e’ Hitler
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Silvio Berlusconi e’ uguale a Adolf Hitler. A parlare di questo paragone e’ Antonio di Pietro, che parlando con Gianni Barbacetto, per l’autobiografia “Il guastafeste“, edito da Ponte delle Grazie e nelle librerie da giovedi’, definisce il premier come il moderno Fuhrer tedesco.
Il Corriere della Sera, infatti, ha letto le bozze di questo libro. “Il mio partito viene sempre più visto come la vera, unica opposizione al modello fascistoide di governo berlusconiano, fatto di furbizie, favoritismi, leggi ad hoc, manganelli e accenni di xenofobia». «I magistrati? Rappresentano per Berlusconi ciò che gli ebrei rappresentavano per Hitler: razza infame da eliminare, anzi dementi da mandare nei manicomi. Non lo dico io: l’ha affermato lui stesso! Non credo che bisognerà aspettare molto. La “soluzione finale” è vicina per i giudici». «I soldati nelle città ? Neanche sotto il regime fascista si era tentato di infinocchiare l’opinione pubblica in tal modo. Neanche Mussolini, con le sue otto milioni di baionette, aveva osato tanto!“.
E poi parla anche delle avances di Silvio Berlusconi, che gia’ in settimana e’ intervenuto a Ballaro’ per spiegare queste dichiarazioni. “È il 1994. Berlusconi telefona dal Quirinale, dov’era salito per accettare l’incarico di formare il nuovo governo. «Mi dà un indirizzo: via Cicerone numero 40. Lì trovo scritto sul portone: Studio Cesare Previti“. A lui viene offerto il Ministero dell’Interno. Dopo un anno il Cavaliere lo invita a casa: “Succede nel febbraio-marzo 1995. È la prima e ultima volta che entro nella villa di Arcore. Berlusconi mi propone di entrare nella squadra: vieni in Forza Italia, non siamo nemici, abbiamo le stesse idee liberali. Io ho risposto che non era il momento per me di fare scelte. Berlusconi adombra allora l’ipotesi di incarichi di prestigio nell’amministrazione dello Stato, al vertice della polizia o dei servizi di sicurezza. Tutti e due stiamo stati molto attenti a non scoprirci. Ci siamo annusati, e abbiamo capito che non era cosa“.
Fonte | Corriere
Dom 23/11/2008 da Patrizia Chimera in Adolf Hitler, Antonio Di Pietro, Ballaro, Letteratura












