Alluvione di Genova, la storia delle sei vittime, tutte donne

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Maltempo a Genova

Si è detto tanto dell’alluvione che ha colpito Genova nella giornata di ieri. Polemiche, accuse, rimpianti, lacrime, tante. Da domani, ammesso che non ci siano altre brutte novità nella giornata di oggi, sarà giusto cercare le responsabilità di quella che il sindaco di Genova ha definito una tragedia imprevedibile. Oggi, però, è giusto ricordare le sei vittime fino ad ora accertate. Il caso ha voluto che fossero tutte donne, mamme, figlie, sorelle.

Il grosso della tragedia è avvenuto al civico 2 di via Fereggiano. Le prime tre donne sono Shpresa Djala, 28 anni, e le figlie Janissa Diann, di 1 anno, e Gioia, di 9 anni. La madre era andata a prenderle a scuola con l’aiuto del cognato. Arrivate in via Ferreggiano il cognato ha fermato il Doblò davanti ad un bar per andare a prendere la cassetta degli attrezzi con cui andava a lavorare. Quando è uscito il Doblò non c’era più. La furia delle acque lo aveva trascinato fino al muro di un condominio sul quale si è schiantato. La mamma con le due bambine ha cercato rifugio in un condominio. Bastava fare una rampa di scale per salvarsi ed invece è diventata una tomba. L’acqua le ha travolte e trascinate nel sottoscala dell’androne. Per loro non c’è stato scampo.

Angela Chiaromonte, 40 anni, sente le notizie alla radio e corre a prendere il figlio di 16 anni, Domenico, che era andato a scuola, al Liceo Cassini. Sulla strada del ritorno si ritrovano nella maledetta via Fereggiano. La scena si ripete come un replay. Il fiume travolge l’auto di Angela trascinandola fino al muro del condominio. Una volta fuori dall’auto il riparo più vicino è l’androne della morte. Madre e figlio vi entrano sicuri di trovarci la salvezza. L’acqua li segue e li scaraventa nel sottoscala. Domenico, però, riesce ad aggrapparsi alla ringhiera delle scale e viene miracolosamente tratto in salvo da un inquilino del terzo piano, Francesco Plateroti. La madre verrà ripescata solo molte ore dopo.

Serena Costa, 19 anni, è morta dall’altro lato della strada. Non ha fatto in tempo nemmeno a correre verso l’androne del condominio. Era andata a prendere il fratellino a scuola con il suo motorino. L’acqua li sorprende e li travolge. Il ragazzo si riprende e scappa a valle salvandosi la vita. Serena invece accusa il colpo e resta a vagare intontita nei pressi del motorino. Le urlano di scappare via, ma evidentemente non è in grado di sentire nulla. Una Punto trasportata dalle acque la travolge e la schiaccia.

L’ultima vittima, Evelina Pietranera, ha trovato la morte nel solito androne, sembra assurdo persino scriverlo. Stava rientrando a casa quando ha visto un fiume di acqua e detriti venirle incontro ed ha pensato che quel portone potesse essere la sua salvezza. Così non è stato. I soccorritori hanno avuto bisogno dell’aiuto della gente che vive in quella strada per capire che i corpi e le persone che stavano cercando erano tutte in quella strada, lontano da dove ci si attendeva il pericolo. Sei morti per la pioggia, a cento metri dal centro di Genova. Si può morire anche così.

Sab 05/11/2011 da Fabio Pagano in ,

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Jeppe
Jeppe 6 novembre 2011 15:17
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Una preghiere per le vittime e doverosa.

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Paige 19 marzo 2012 05:40
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oi amor de vovf3 que saudade, meu bebe ta te3o epesrto e com os sorrisos mais lindo do mundo. cadea os seus cabelos? voe7ea se aborreceu e arrancou quase tudo?deus te abene7oe por mais um meas de sua longa vida. beijos,beijos beijos .

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