Abu Ghraib: coinvolti anche italiani?

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Prigioniero Abu Ghraib

L’immagine di questo uomo incappucciato ha fatto il giro del mondo. È diventata la fotografia simbolo delle torture subite dai prigionieri iracheni nel carcere di Abu Ghraib. E ora questo prigioniero ha deciso di parlare e di svelare la sua verità. A RaiNews 24 Ali Shalal Al Kaisi ha raccontato di aver subito torture raccapriccianti. E aggiunge una cosa sconvolgente: secondo un ex diplomatico iracheno c’erano anche dei contractors italiani.

Il compito degli italiani era quello di interrogare i detenuti. Questa affermazione, ancora da verificare, potrebbe provocare una bufera nel mondo politico italiano ma non solo. Tutta l’Italia rimarrebbe scioccata se quanto affermato da Ali Shalal Al Kaisi corrispondesse a verità. Secondo le sue fonti i contractors italiani lavoravano per alcune aziende americane. L’intervista andrà in onda giovedì su raitre alle 7.50 e alle 17.45, ma è disponibile anche online.

Mer 22/02/2006 da Patrizia Chimera in , , ,

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Robert 23 febbraio 2006 15:48
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Il solito rimestare nella m…non si vedeva l’ora eh? e dopo? i contractors sono privati. quindi? se fossero stati soldati italiani sarebbe stato un’altro discorso. finiamola! va bè che l’opinione pubblica di sinistra è farlocca e su certi argomenti è pure in malafede, ma la cosa puzza lontano un miglio di strumentalizzazione elettorale. Certo si è pure addossata la responsabilità al governo delle “gite” pericolose delle due fesse e della sgrena perchè le signorine erano handicappate e non erano in grado di intendere e volere, ma addirittura addossare i contractors e le loro azioni al governo….

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Gio-corbass 23 febbraio 2006 23:58
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Questa notizia è di per se shokcante, ed il commento del sig. Robert non fa altro che aggiungere vergogna alla vergogna.
Sono un pacifista convintissimo da sempre, e mi permetto qui di fare un po’ di polemica, solo perchè in quest’ambito se ci facciamo un po’ di male, questo è solo “virtuale”.
L’opinione pubblica di sinistra è contro la violenza da qualunque parte essa arrivi. In assoluta buona fede.
E’ vero però, che quando questa brutalità arriva da chi ci è più vicino, culturalmente, ci indigna molto di più. Siano essi militari o no.
Alla gente comune sembra impossibile che tra di noi,”persone civili”, sia cresiuto qualcuno capace di simli nefandezze, anche se abbiamo la mafia (tanto per dirne una) che ci tiene allenati al peggio.
I nostri politici e il popolo di destra che li sostiene, dimostrano solo la loro meschinità, quando affermano che se non si tratta di militari il problema per loro non si pone.
Militari o no, simili orrori non possono non indignare chiunque abbia un minimo di sensibilità umana.
Giuliana Sgrena invece è una donna coraggiosa e merita grande rispetto, al pari di tutti coloro che rischiano la vita per un ideale, per il trionfo della verità, per aiutare chi sta male.
Chi promuove e giustifica le guerre, è sempre spinto solo da fini egoistici e vergognosi, tutt’al più mascherati da missione umantaria.

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