Abbiamo bisogno di un altro pianeta

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pianeta terra

Il pianeta Terra tra pochi anni non basterà più all’essere umano. L’allarme è stato lanciato dal Wwf, grazie al rapporto Living Planet Report 2006 reso noto in questi giorni: entro il 2050 ci servirà un secondo pianeta Terra. Se l’uomo continuerà a consumare le risorse terrestri in questo modo presto finiranno e l’umanità intera avrà bisogno di un secondo pianeta per poter garantire all’uomo un’esistenza decente. Il tempo stringe: dove lo troviamo un altro pianeta uguale al nostro in meno di 50 anni?

L’uomo sta letteralmente sfinendo la Terra: l’utilizzo di risorse ittiche, forestali, il consumo di acqua e lo sfruttamento della terra sta raggiungendo livelli molto preoccupanti. Il rapporto, giunto alla sua sesta edizione, tiene conto degli ultimi trent’anni e dei ritmi raggiunti dall’uomo per lo sfruttamento delle risorse umane. Pensate che nel periodo preso in considerazione, le specie animali terrestri sono diminuite del 31 per cento, del 27 quelle marine. Dal 1961 al 2003 il “peso dell’impatto umano” sul nostro pianeta si è addirittura triplicato. Sono cifre che fanno veramente venire i brividi. Ecco la classifica dei paesi peggiori: gli Emirati Arabi e gli Stati Uniti meritano la maglia nera. La loro impronta ecologica è davvero pesantissima sulla Terra. A seguire la Finlandia, il Canada, il Kuwait, l’Australia, l’Estonia, la Svezia, la nuova Zelanda e la Norvegia. La Cina, invece, si trova al 69esimo posto.

Ecco cosa si legge nel documento: “La popolazione umana entro il 2050 raggiungerà un ritmo di consumo pari a due volte la capacità del pianeta Terra. Siamo in un debito ecologico estremamente preoccupante, considerato che i calcoli dell’impronta ecologica sono per difetto. Consumiamo le risorse più velocemente di quanto la Terra sia capace di rigenerarle e di quanto la Terra sia capace di «metabolizzare» i nostri scarti E questo porta a conseguenze estreme ed anche molto imprevedibili. È tempo di assumere scelte radicali per quanto riguarda il mutamento dei nostri modelli di produzione e consumo”.

Mer 25/10/2006 da Patrizia Chimera

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