A Presa Diretta “Recessione”, i casi di Sigma Tau e Omsa tra cassa integrazione e crisi [video]

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La crisi e lo spettro della disoccupazione per sempre più persone. Questa è la situazione attuale dell’Italia che è al centro della puntata di Presa Diretta, “Recessione”, il programma di Rai3 condotto da Riccardo Iacona. Un viaggio attraverso due delle più grandi realtà industriali del Paese in settori molto diversi, quello farmaceutico con la Sigma Tau, e quello tessile con l’Omsa e la Golden Lady: dalla condizione attuale dei due grandi gruppi il programma traccia un quadro del momento così delicato che l’Italia sta affrontando. Non solo gli unici: davanti al marciapiede di via Molise 2, a Roma, dove ha sede l’unità di crisi varata dal ministero dello Sviluppo Economico bisogna prenotare anche per protestare e far sentire la propria voce.

Si parte proprio da Roma, da quel marciapiede che vede sfilare sindacati e dipendenti di tante aziende italiane in crisi che hanno adottato piani di risanamento più o meno uguali: cassa integrazione e licenziamenti in massa. Così all‘Alcoa o alla Fincantieri e tante altre: le fabbriche dichiarano lo stato di crisi e scatta la cassa integrazione per centinaia di lavoratori, senza un futuro da un giorno all’altro.

Il programma si sofferma sulla situazione della Sigma Tau, il colosso farmaceutico che ha deciso la cassa integrazione per 569 dipendenti. L’azienda fu fondata da Claudio Cavazza alla fine degli anni ’50 e da allora è cresciuta fino a diventare una multinazionale. Con la scomparsa a giugno del fondatore però, una società fino a quel momento sana e produttiva, viene dichiarata in crisi: partono le lettere della cassa integrazione e per i lavoratori si prospetta il baratro della disoccupazione.

La scelta su cui tagliare viene fatta senza nessun criterio: tocca a famiglie intere (madre e padre entrambi dipendenti), famiglie con figli disabili a carico, categorie protette e anche ai morti.

Lo raccontano gli informatori scientifici del Nord, a Milano dove la lettera della cassa integrazione viene spedita a un lavoratore in coma e che morirà dopo tre giorni. Lo raccontano al centro, a Pomezia, il cuore dell’azienda, dove le lettere hanno colpito chiunque, soprattutto i ricercatori. Lo confermano al Sud dove un centro di ricerca d’eccellenza, la Tecnogen di Caserta, viene chiuso dopo investimenti milionari. Stessa sorte anche per Prassis, altro centro di ricerca alle porte di Milano, a Settimo Milanese: chiuso, tutti in cassa integrazione perché l’azienda è in crisi.

I lavoratori, da mesi in lotta davanti ai cancelli della fabbrica soprattutto a Pomezia, dicono altro: si taglia la ricerca in un settore che vive di questo e lo si fa dopo aver acquisito rami d’azienda all’estero investendo milioni e milioni di euro. Tutto questo non coincide con l’immagine di una società in crisi, tanto più che i dipendenti conoscono la forza e la potenza della Sigma Tau. Cosa c’è dietro? Il sospetto è che gli eredi vogliano far cassa subito, vendendo a qualche holding, ma non solo.

Presa Diretta ha scoperto che anche l’Agenzia delle Entrate sta tenendo d’occhio la Sigma Tau: in un fascicolo gli ispettori hanno studiato i movimenti finanziari all’interno del gruppo e hanno scoperto delle cose sospette. Si trasferiscono gli utili fatti in Italia in una sede all’estero, a Madeira, Portogallo: è una zona franca, si pagano meno tasse e i profitti così aumentano però poi le aziende italiane risultano in perdita e scatta la cassa integrazione.

Il caso di Sigma Tau non è il solo. Ci sono le lavoratrici dell’Omsa, che fa a capo alla Golden Lady. Anche qui un colosso del tessile che negli anni ha costruito un impero. Da tre anni le operaie sono in cassa integrazione: lavorano quattro ore per un giorno alla settimana e non arrivano a fine del mese, ma loro alla crisi dell’azienda non ci credono.

Nerino Grassi, il fondatore della Golden Lady, ha deciso di delocalizzare: gli stabilimenti infatti ora si trovano in Serbia. Qui è più facile fare profitti, come dimostra il servizio: le operaie non vengono assunte ma hanno contratti mensili e sono pagate 250 euro al mese, uno stipendio da fame anche per gli standard del Paese.

Si paga meno la manodopera quindi ma non solo: per attirare capitali stranieri la Serbia dà incentivi alle aziende, arrivando a pagare anche 10mila euro per ogni posto di lavoro creato. Così arrivano le aziende del made in Italy: Golden Lady ma anche Benetton che dai calcoli fatti dai giornalisti locali per le sue sedi in Serbia ha ricevuto 5 milioni di euro dal governo, in pratica lo stipendio di tre anni per tutti i lavoratori.

Non c’è speranza dunque? C’è e lo dice il caso della Saint Gobain, colosso del vetro francese che nel 2008 doveva chiudere lo stabilimento di Pisa: si trova un accordo, la multinazionale investe per impianti nuovi e ricerca avanzata e la fabbrica riparte, più forte e competitiva di prima. Tutti i posti di lavoro sono conservati e se ne creano altri: il modo per sconfiggere la crisi c’è e non si chiama cassa integrazione.

Lun 20/02/2012 da Lorena Cacace in ,

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